A CHI FA BENE LA FRUTTA A SCUOLA

“Frutta nelle scuole” è una campagna promossa dall’Unione Europea per favorire una corretta alimentazione. Costa oltre 16 milioni di euro all’anno e coinvolge più di 5mila scuole primarie italiane. Ma mangiare più frutta non basta per combattere l’obesità nei bambini se contemporaneamente non diminuisce il consumo di cibo spazzatura. E secondo uno studio, gli acquisti di merendine e patatine sono scesi solo nella parte di popolazione che è già meno esposta ai problemi di obesità e sovrappeso, mentre sono rimasti invariati per il gruppo a maggiore rischio.

L’obesità e le patologie che derivano da una cattiva alimentazione interessano quote crescenti della popolazione di molti paesi industrializzati. In Italia, che pur presenta una situazione migliore rispetto all’America e ad altri paesi del Nord Europa, incominciano a manifestarsi segnali preoccupanti: negli ultimi dieci anni la percentuale di obesi tra i bambini è cresciuta dal 9 al 12,5 per cento e nel 2002 circa un bambino su quattro risultava sovrappeso secondo dati dell’Istituto superiore di sanità.

Via  lavoce.info

Bio batte convenzionale, contrasta l’invecchiamento e ha più vitamina C

Gli spazi aperti per il pascolo e l’alimentazione degli animali allevati in biologico hanno un effetto sulla qualità del latte, più ricco di grassi e proteine, in particolare di capre e pecore, e di molecole antiossidanti.

I prodotti biologici hanno spesso più vitamina C di quelli convenzionali, e nel caso dei cereali contengono una percentuale inferiore di glutine. Se si parla del settore ortofrutticolo, il ‘bio’ contiene una maggiore quantità di metaboliti secondari, antiossidanti e quindi in grado di contrastare i radicali liberi, mentre il frumento biologico ha una maggiore quantità di acido fitico che lo rende migliore dal punto di vista organolettico e quindi in grado di trasformarsi in prodotti più gustosi.

Via adkronos.com

Meglio le mezze porzioni ai bambini, le mamme esagerano

In Italia un bambino su tre e’ in sovrappeso e uno su dieci obeso. Il 50% dei piccoli cicciottelli rischia di esserlo anche da adulto. Per evitare il sovrappeso una soluzione arriva dalle ‘porzioni’ piu’ che dal calcolo delle calorie. Le mamme, infatti, riempiono troppo i piatti di cibo ai loro bebe’, da 0 a 9 anni di eta’. L’ansia che il piccolo mangi poco supera quella del sovrappeso. Troppo formaggio, troppa carne, troppa pasta per i bambini che assumono quantita’ di proteine, grassi, zuccheri e cibi conservati processati doppie rispetto il necessario. A lanciare l’allarme a’ l’Associazione nazionale dei dietisti italiani (Andid), in occasione del 24/mo Congresso nazionale, fino al 21 aprile a Verona.

Via ansa.it

Troppe proteine per oltre il 50 % degli italiani

Coloro che hanno una malattia renale o del fegato devono già oggi adeguarsi ad una dieta con apporto proteico accuratamente regolato. Ma anche chi è in buona salute e decide di mettersi a dieta, deve prestare molta attenzione a tutti i regimi alimentari ‘iperproteici’. Una recente indagine nutrizionale dell’Inran ha mostrato che la popolazione italiana adulta consuma mediamente 1,2 grammi di proteine per chilogrammo corporeo al giorno. Già questo dato porta gli italiani oltre quanto stabilito dalle istituzioni nazionali e internazionali (OMS, WHO) per conservare una adeguata massa proteica, che corrisponde a circa 1 grammo al chilo al giorno delle proteine comunemente reperite nella dieta italiana. Una normale dieta iperproteica, come quella famosa denominata Dukan, supera l’apporto di 2,5 grammi per chilo al giorno, che viene invece considerato dalla maggior parte degli esperti come potenzialmente dannoso per la salute, soprattutto se proseguito per lungo tempo.

Via quotidianosanità.it

Earth Day 2012, Robert Kennedy Jr: “Altro che ambiente, questa è una battaglia per la democrazia” – La Stampa

«Negli Stati Uniti diciamo che il whiskey serve per bere, e l’acqua per fare la guerra. Forse il grande pubblico non se n’è accorto, perché i media ne parlano poco, ma alcune delle guerre più sanguinose degli ultimi cinquant’anni sono state combattute per il controllo di questa risorsa essenziale».

via La Stampa

Con un bel poster la verdura piace di più – Corriere della Sera

Se il vostro bambino disdegna verdure e legumi potete ricorrere a un trattamento subliminale, appendendo un bel poster di ortaggi colorati in cucina. Dopo averlo avuto sotto gli occhi per un po’ di tempo, i suoi gusti cambieranno: lo dice uno studio pubblicato su Jama Journal of American Medical Association da ricercatori della Minnesota University di Minneapolis, che in questo modo sono riusciti a triplicare il consumo di carote e piselli fra gli alunni di una scuola elementare della cittadina di Richfield.

via – Corriere.it

Ci siamo mangiati l’ultimo pesce del Mediterraneo – La Stampa

Avete preparato un piatto di triglie? Oppure stare per uscire e comprare una fetta di pesce spada. Potrebbe essere l’ultimo sapore italiano per molto tempo perché ufficialmente oggi si è pescato l’ultimo pesce italiano, il nostro “pezzo” di Mediterraneo non può più sopportare la pesca così com’è ora, la riproduzione è a rischio.

via La Stampa 

“Nel 2030 il collasso alimentare” – Il Fatto alimentare

L’attuale livello di consumi porterà a un collasso globale? A confronto i dati di uno studio del MIT, degli anni Settanta, con quelli disponibili oggi. Nel 1972, quattro ricercatori del MIT (Massachusetts Institute of Technology) pubblicarono un rapporto dal titolo “The Limits to Growth“. Sulla base di modelli scientifici e matematici, venne ipotizzato che mantenere le tendenze di crescita dei consumi avrebbe condotto al collasso dell’economia globale entro il 2030. Quarant’anni dopo, quelle previsioni ritrovano attualità.

via Il Fatto Alimentare

Il futuro del cibo è in casa nostra

Il dibattito attorno ai “sistemi locali del cibo” ha finalmente superato la fase embrionale e sembra altresì lanciato oltre i confini della moda passeggera.

La riflessione sul significato di “cibo locale”, in città come in campagna, e il confronto sui modelli da adottare per costruire reti locali di produttori, cuochi, cittadini/consumatori, impegna comunità del Senegal come della Repubblica Ceca, fa crescere progetti a Milano come a Portland.

via ilfattoquotidiano.it

Speculano sulla fame, l’Onu: tagliamo i viveri alla finanza

Un mercato poverissimo, pieno di prodotti d’importazione: non in Norvegia, ma in Senegal, nel cuore verde dell’Africa. Un sacco da 50 chili di riso importato costa 14.000 franchi Cfa, la moneta delle ex colonie francesi. «Di colpo, la zuppa della sera è sempre più liquida», scrive il grande antropologo svizzero Jean Ziegler: «Solo pochi chicchi sono autorizzati a galleggiare nell’acqua della pentola: presso i mercanti, le donne acquistano ormai riso al bicchiere». E’ il risultato della finanziarizzazione delle derrate alimentali: la speculazione globalizzata sta affamando anche i paesi africani meno poveri. Miliardi di tonellate in pochissime mani, che si palleggiano i prodotti facendoli rincarare. Così tutto aumenta ogni giorno, accusano le donne africane intervistate da Ziegler per un reportage apparso su “Le Monde Diplomatique” e ripreso da “Micromega”. L’Onu dispone aiuti alimentari, ma il problema è un altro: sottrarre al sistema speculativo le materie prime agricole.

Via libreidee.org

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