Pubblicità e bugie: un binomio davvero irresistibile. Le censure diminuiscono ma le bugie aumentano e sono fuori controllo

Il bilancio annuale delle pubblicità di prodotti alimentari scorrette e ingannevoli è decisamente negativo e non ci sono segnali che lasciano intravedere inversioni di rotta. Anche nel 2013 decine di aziende  presenteranno spot e messaggi per raccontare storie inverosimili e palesi bugie, sicure di concludere tranquillamente l’intera campagna senza incontrare ostacoli.

 

Via ilfattoalimentare.it

Cuochi in televisione: la FSA boccia le ricette e le quantità, troppe calorie e poche informazioni

I programmi televisivi di ricette impazzano sui canali televisivi non solo in Italia, tanto che si  ha quasi  la sensazione di essere arrivati a una vera saturazione. Ma  fino a che punto questi programmi sono anche veicoli di corrette informazioni nutrizionali? La domanda non è oziosa, dal momento che diversi studi hanno dimostrato che i cuochi in televisione influenzano il comportamento alimentare di una parte della popolazione e hanno quindi un ruolo nelle scelte e nella dieta delle persone.

Via ilfattoalimentare.it

I geni, la dieta e l’obesità

Di questo si tratta in una revisione americana condotta presso il Department of Nutrition della Harvard School of Public Health di Boston (Massachusetts – USA) focalizzata sulle relazioni tra predisposizione genetica all’obesità e influenza ambientale che alimenta l’attuale incidenza delle malattie a questa correlate (diabete 2 e malattie cardiovascolari).

Negli ultimi decenni, in parallelo con il passaggio da stile di vita più attivo a sedentario, e soprattutto con il passaggio da una dieta abituale nutriente a una con elevata densità energetica, il fenomeno dell’obesità ha raggiunto livelli allarmanti. Di contro, negli ultimi anni, la tecnologia di genotipizzazione ha fatto passi da gigante svelando le basi genetiche di malattie complesse e scoprendo l’intervento della variabilità genetica nelle interazioni gene/dieta.

La comprensione di tali interazioni ha il potenziale per promuovere le modificazioni della dieta sulla base del corredo genetico. Diversi recenti studi su larga scala evidenziano, in proposito, che il consumo di zuccheri, bevande zuccherate o che, in generale, le abitudini alimentari possono modulare la predisposizione genetica per l’obesità o le malattie cardiovascolari. Analisi effettuate in studi clinici randomizzati hanno mostrato che i marcatori genetici per l’obesità, il diabete, o per le malattie cardiovascolari potrebbero modificare la risposta metabolica alle diete adottate per perdere peso.

Tutto questo si discute nella revisione che tende ad approfondire tali temi in modo da indirizzare la clinica pratica verso possibili interventi di sanità pubblica efficaci nella correzione dei fattori ambientali che intervengono nella correlazione tra geni-dieta e fattori predisponenti all’obesità e alle patologie ad essa correlate.

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23139897 Curr Nutr Rep. 2012 Dec 1;1(4):222-227.
Gene-Diet Interactions in Complex Disease: Current Findings and Relevance for Public Health

Via obesita.it

Obesità e incidenza del cancro

In un recente workshop intitolato “The Role of Obesity in Cancer Survival and Recurrence”, alcuni ricercatori dell’University of Alabama (Department of Nutrition Sciences, Birmingham, Alabama, USA) considerando le recenti evidenze, hanno proposto le vie da perseguire.

Dato che l’obesità, e le sue componenti di squilibrio energetico, vale a dire, l’apporto energetico eccessivo e livelli subottimali di attività fisica, sono consolidati fattori di rischio per l’incidenza del cancro, le ricerche e gli interventi correttivi vanno indirizzati in precise direzioni. Per primi, vanno considerati i meccanismi associati tra obesità e bilancio energetico che influenzano la progressione del cancro.

Subito dopo bisogna valutare la complessità degli studi e l’interpretazione del bilancio energetico in relazione alla ricorrenza del cancro e alla sopravvivenza. Va valutata poi l’associazione tra obesità e rischio di cancro, in termini di recidiva e di mortalità. Infine, vanno considerati gli interventi che favoriscono la perdita di peso, l’aumento dell’attività fisica e un bilancio energetico negativo, come mezzi di controllo del cancro.

Fonte: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22695735 Cancer Epidemiol Biomarkers Prev. 2012 Aug;21(8):1244-59 The role of obesity in cancer survival and recurrence

Via obesita.it

Prima colazione e nutrienti

Numerose evidenze confermano l’importanza del contributo della prima colazione all’apporto giornaliero di nutrienti. Informazioni limitate sono tuttavia disponibili sull’impatto della composizione di questo pasto sulla qualità nutrizionale della dieta nel suo complesso.
Analizzando le abitudini alimentari di 19.913 adulti canadesi, classificati in base all’abitudine a saltare la colazione (11 %), a consumare una colazione a base di cereali pronti (RTEC, 20 %) e ad assumere altre tipologie di colazione (69 %), gli autori di questo studio hanno rilevato livelli di assunzione più elevati di fibre, vitamine e minerali in coloro che assumevano regolarmente il primo pasto della giornata, e ancor più in coloro che assumevano una colazione a base di cereali. Inoltre, essi hanno registrato livelli di assunzione più adeguati al fabbisogno medio stimato, in particolare per la vitamina A e per il magnesio, tra i soggetti che facevano colazione. Il consumo di cereali nell’ambito della prima colazione si è dimostrato associato anche alla riduzione del rischio di non raggiungere il fabbisogno per calcio, tiamina, vitamina D e ferro, ma non all’aumento del rischio di superare i livelli massimi raccomandati. Solo per il consumo di alimenti fortificati è stato riscontrato un leggero aumento della prevalenza di livelli molto elevati ad esempio per l’acido folico, per il calcio e per lo zinco.
In conclusione, questi risultati indicano che fare regolarmente colazione, soprattutto se a base di cereali, migliora i livelli di assunzione di vitamine e minerali e favorisce il raggiungimento dell’apporto di nutrienti adeguato al fabbisogno.

Via J Nutr

 

Masticazione e sazietà

Alcuni studi hanno ad oggi dimostrato che il rischio di acquistare peso è maggiore per chi mangia più in fretta, mastica meno e assume bocconi di grandi dimensioni. Tuttavia i meccanismi alla base della relazione tra masticazione e sazietà sono stati oggetto di un numero ancora limitato di ricerche.
Nuove informazioni in questo senso vengono da questo studio, condotto secondo un disegno sperimentale di tipo cross-over randomizzato, per il quale 21 uomini giovani normopeso che hanno assunto una porzione di pizza (pari a 183 g e 490 kcal), effettuando 15 o 40 cicli di masticazione prima dell’ingestione, sono stati sottoposti a valutazione dell’appetito postprandiale (mediante la compilazione di appositi questionari) e a prelievi di sangue venoso a 15, 30, 45, 60, 90, 120 e 180 minuti dal pasto, per il dosaggio dei livelli di ormoni legati alla sazietà, di glucosio, insulina e polipeptide insulinotropo glucosio-dipendente (GIP). Inoltre, dopo l’ultimo prelievo ematico, i volontari sono stati invitati a consumare un pasto ad libitum (a base di pasta condita con salsa di pomodoro e parmigiano), del quale è stata registrata la quantità.
Gli autori hanno rilevato che la riduzione significativa sia del senso di fame che del desiderio di mangiare nuovamente per coloro che avevano masticato ogni boccone per 40 volte, rispetto a coloro che avevano masticato meno, si associa a livelli plasmatici più elevati di glucosio (P=0,024), insulina (P<0,001) e GIP (P<0,001). Inoltre, sempre per coloro che hanno mangiato più lentamente, le concentrazioni circolanti di colecistochinina (il cosiddetto ormone della sazietà) sono risultate aumentate e quelle di grelina (l’ormone responsabile dell’aumento del senso di fame) moderatamente, anche se non significativamente, ridotte. Non è stata invece riscontrata alcuna differenza per quanto riguarda la quantità di pasta assunta ad libitum.
Questi dati indicano pertanto che masticare il cibo un maggior numero di volte, oltre a facilitare l’assorbimento del glucosio, aumenta il senso di sazietà in uomini giovani. Rimangono tuttavia da comprendere più in dettaglio i meccanismi che possano spiegare questa associazione e l’impatto dei nutrienti, maggiormente assorbiti dalle particelle più piccole di cibo conseguenti al numero più alto di cicli di masticazione, sulla secrezione ormonale.

Via J Br Nutr

La salute ha un prezzo, spesso troppo caro

L’alimentazione sana non è solo una questione di scelta, neppure di educazione. Troppo spesso esistono barriere economiche che non permettono l’adozione di comportamenti alimentari salutari e che rendono la dieta bilanciata un lusso per pochi abbienti. L’allarme è lanciato dai ricercatori americani dell’University of  Washington, di Seattle.

Attraverso un’indagine sulle abitudini alimentari di un campione eterogeneo di popolazione e l’analisi della spesa per le distinte categorie di alimenti, gli autori hanno potuto osservare che il consumo di particolari cibi era sfavorito dai prezzi.

 

via obesita.it