Radici cittadine

Recentemente mi è capitato di piantare carote (rigorosamente biologiche) all’ombra di una autostrada a 10 corsie. Anche se potrebbe sembrare un paradosso, qui, in San Jose, California, una città con quasi un milione di abitanti, sembra che questo piccolo fazzoletto di terra di circa 2 ettari, che si è sottratto alla giungla di cemento, sia davvero l’unico spazio rimasto disponibile per la natura. Quella valle che fino a trent’ anni fa era nota per essere il frutteto dell’America  è ora La Silicon Valley. Tuttavia, si scorge un tentativo della natura di riappropriarsi dei suoi spazi e di tornare ad essere parte di un’azienda agricola. Uno spiraglio di sopravvivenza non solo dal punto di vista ambientale, ma anche (e in questo caso, soprattutto) sociale ed economico. Questa azienda urbana da due anni ha dunque iniziato un sorta di rinascimento dell’agricoltura locale con lo scopo di rendere frutta e verdura biologica accessibile alla comunità urbana (sita in uno dei cosiddetti “food desert”). Una comunità “operaia” costituita prevalentemente da emigranti messicani, ma non solo. La cura dell’azienda avviene attraverso il lavoro di circa mille volontari che si alternano durante tutta la settimana e che alla fine della giornata di lavoro si portano a casa la frutta e la verdura disponibile. Inoltre, in azienda vengono ospitate una grande varietà di attività come corsi di agricoltura sostenibile e giardinaggio, cucina e nutrizione (a grande richiesta sarò coinvolta in una serie di lezioni su come rendere frutta e verdura appetibile per i bambini). Bensì le autostrade siano molto rumorose, sono lì a ricordarci costantemente l’importanza che l’agricoltura urbana riveste in questa comunità. Questo è solo un esempio; la lettura di una serie di articoli sull’agricoltura urbana proposti da Grist può aiutare a capire l’evoluzione e il ruolo che l’agricoltura urbana riveste nella società americana e di come il modello potrebbe essere applicato in tante altre realtà.

http://www.grist.org/article/series/food-feeding-the-city

 

Il governo americano da battaglia ai super-sizers

In un articolo sul marketing delle catene fast food The Los Angeles Times spiega molto chiaramente perche’ gli americani hanno bisogno delle Dietary Guidelines recentemente fornite (31 gennaio 2011) dal Dipartimento di Agricoltura americano (USDA). Mentre il governo sta chiedendo agli americani di mangiare meno (e meglio), l’industria dei fast food non sembra accogliere il richiamo. Pensiamo solo che il famoso Big Mac, un tempo considerato come il peggiore dei burger, attualmente viene preso come alternativa dietetica ai nuovi prodotti. I motivi di questo trend vengono candidamente spiegati dal portavoce di una delle piu’ grandi catene fast food:” Se dovessimo dare ascolto alle politiche alimentari e vendessimo solo noci, frutta e tofu burgers, saremmo già in bancarotta”.

http://www.latimes.com/business/la-fi-fast-food-calorie-20110202,0,4499158,full.story