C.I.R.A.A. – Convegno SATREGAS – ARIA

Il 16 ottobre 2012 si è tenuto presso l’Aula Magna della Facoltà di Economia dell’Università di Firenze il convegno: Sostenibilità dei sistemi agricoli toscani e promozione delle produzioni a ridotta emissione di CO2. Presentazione dei risultati del progetto di ricerca

scarica le presentazioni dal sito C.I.R.A.A. – Convegno SATREGAS – ARIA.

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Bio batte convenzionale, contrasta l’invecchiamento e ha più vitamina C

Gli spazi aperti per il pascolo e l’alimentazione degli animali allevati in biologico hanno un effetto sulla qualità del latte, più ricco di grassi e proteine, in particolare di capre e pecore, e di molecole antiossidanti.

I prodotti biologici hanno spesso più vitamina C di quelli convenzionali, e nel caso dei cereali contengono una percentuale inferiore di glutine. Se si parla del settore ortofrutticolo, il ‘bio’ contiene una maggiore quantità di metaboliti secondari, antiossidanti e quindi in grado di contrastare i radicali liberi, mentre il frumento biologico ha una maggiore quantità di acido fitico che lo rende migliore dal punto di vista organolettico e quindi in grado di trasformarsi in prodotti più gustosi.

Via adkronos.com

Il futuro del cibo è in casa nostra

Il dibattito attorno ai “sistemi locali del cibo” ha finalmente superato la fase embrionale e sembra altresì lanciato oltre i confini della moda passeggera.

La riflessione sul significato di “cibo locale”, in città come in campagna, e il confronto sui modelli da adottare per costruire reti locali di produttori, cuochi, cittadini/consumatori, impegna comunità del Senegal come della Repubblica Ceca, fa crescere progetti a Milano come a Portland.

via ilfattoquotidiano.it

Mangiate cibo vero! I consigli di Michael Pollan

Non mangiate nulla che la vostra bisnonna non riconoscerebbe come cibo. Evitate il più possibile i supermercati. Preferite i vegetali, e in particolare le verdure a foglia. Mangiate cibo sano cresciuto su un terreno sano.

Via ecoalfabeta.blogosfere.it

Mangia più frutta e verdura chi sa come è fatto un orto

Avrà forse contribuito anche l’esempio d’Oltreoceano di Michelle Obama e del suo ormai famoso orto alla Casa Bianca, ma anche in Italia è sempre più «orto-mania». Sono infatti più di 18 milioni, secondo i dati della Società di studi economici Nomisma, gli italiani che coltivano, per passione, un piccolo appezzamento di terra, talvolta accontentandosi del poco spazio concesso da un terrazzo o da un balcone.

 

Via corriere.it

“L’acqua serve per mangiare” – Repubblica.it

Il 20 per cento del cibo che serve alla nostra sopravvivenza dipende da una razione extra di acqua. Ma i consumi crescono e le risorse non bastano più.  Ne parlano i rappresentanti di 150 Paese dal 12 al 16 marzo.

“Il tema centrale dell’appuntamento di Marsiglia è proprio questo, l’acqua e la sicurezza alimentare, perché la sicurezza del cibo è sempre più legata alla disponibilità di acqua”, spiega Pasquale Steduto, responsabile Fao per la questione idrica. “Per uscire dal tunnel in cui siamo finiti bisogna tagliare gli sprechi. Quindi migliorare le tecnologie di uso dell’acqua. E abbattere lo spreco del cibo: ne buttiamo tra il 30 e il 50 per cento. Buttando, assieme al cibo, l’enorme quantità di acqua che è servita per produrlo”.

via – Repubblica.it

“L’orto multiculturale”: la contaminazione fra prodotti da tavola e culture diverse

Il Cesvot di Arezzo in collaborazione con l’assessorato alle politiche sociali del Comune di Arezzo, l’associazione Donne Insieme e Legambiente lancia il progetto “L’orto multiculturale, iprodotti dell’orto e la contaminazione delle culture”, un corso di formazione per volontari che si protrarrà fino a giugno e che si propone di educare italiani e migranti, in particolare donne, alla conoscenza reciproca dei prodotti dell’orto delle varie culture di appartenenza.
“Abbiamo finanziato questo progetto – afferma il Presidente provinciale Cesvot Leonardo Rossi – perché lo riteniamo interessante e anche originale, così come sono spesso le proposte delle associazioni che lo hanno elaborato. E’ un percorso che definirei ‘dalla coltura alla cultura’ che offre uno strumento utile all’integrazione e alla riscoperta della radici anche della nostra terra”.

Via www.comene.arezzo.it