La Stampa – I genitori non pagano le rette “Niente più mensa per i figli”

genitori non pagano? Sessantotto bambini non potranno più sedersi a mensa accanto ai compagni. E nemmeno salire insieme a loro sullo scuolabus. Lo ha deciso il sindaco di Fino Mornasco, diecimila anime nella bassa comasca e un istituto comprensivo con 1300 studenti dalla scuola dell’infanzia alla terza media, dopo quattro anni di braccio di ferro con i morosi.  

La Stampa – I genitori non pagano le rette “Niente più mensa per i figli”.

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Milano dice no alle merendine nelle scuole e cerca sponsor. A settembre solo frutta durante l’intervallo delle 10:30 — Il Fatto Alimentare

Le scuole di milanesi dicono stop alle merendine a metà mattina. È questo l’obbiettivo di Milano Ristorazione che dal prossimo anno ha deciso di sostituire le focacce, gli snack e i dolci consumati dai bambini durante l’intervallo delle 10:30, con un frutto. Il progetto, già testato in alcuni scuole cittadine, dovrebbe essere esteso a tutti i plessi delle elementari dal mese di settembre 2013.

viaIl Fatto Alimentare.

“Frutta nelle scuole”: un progetto fallimentare che ha coinvolto migliaia di studenti. Che senso ha dare due porzioni al giorno?

Mai come quest’anno il “programma frutta nelle scuole”  ha avuto tanto risalto sui mezzi d’informazione, non tanto per i risultati raggiunti nelle precedenti campagne, per la verità non molto lusinghieri, ma per una vicenda legata agli appalti con la quale sono stati selezionati 8 operatori incaricati di portare avanti la campagna. Nel numero di dicembre 2011 Ristorando aveva già affrontato l’argomento e avevamo espresso  una serie di perplessità sull’intera operazione, ritenendola inutile poiché comportava uno sperpero di denaro pubblico.

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Sovrappeso infantile, si previene di famiglia

Gli interventi comportamentali diretti, non solo ai bambini, ma anche all’ambiente famigliare, rappresentano strategie altamente efficaci nel limitare l’insorgenza dei disordini del peso corporeo in età giovane e giovanissima.

Via obesità.it

Norvegia: quando a scuola arriva la frutta, il consumo di merendine, snack e bibite gassate dimezza | Il Fatto Alimentare

I bambini e i ragazzi lasciano volentieri il junk food se la frutta viene offerta gratuitamente dalla scuola. È quanto emerge da una ricerca pubblicata sullAmerican Journal of Clinical Nutrition da Nina Overby, dellUniversità di Agder, in Norvegia, che dimostra come possano cambiare le abitudini degli alunni, quando si creano le giuste condizioni.

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Più pubblicità di fast food, più obesità giovanile

Più la TV mostra pubblicità di fast food, più si diffonde l’obesità giovanile. E’ la tesi di una ricerca del Children’s Hospital (sezione Dipartimento di Pediatria), di Dartmouth, diretta dal dottor Auden McClure e presentata al recente convegno delle Pediatric Academic Societies (PAS) di Boston.

Via newsfood.com

 

Alimentazione, pratica pediatrica non in linea con criteri Oms

Secondo una recente indagine – condotta dagli Ospedali San Paolo di Milano e Filippo Del Ponte di Varese – i pediatri italiani mostrano un atteggiamento positivo verso l’alimentazione infantile, ma le loro conoscenze e pratiche non sono ottimali rispetto ai criteri raccomandati dall’Oms. La conclusione è emersa sulla base delle risposte contenute in un questionario inviato sull’intero territorio nazionale a 850 pediatri, dei quali il 91,2% ha restituito il documento compilato. L’allattamento al seno viene raccomandato per 6-11 mesi nel 70,6% dei casi o, nel 29,4%, per un periodo maggiore. Il 95% dei pediatri inoltre consiglia di introdurre alimenti complementari verso il quarto-sesto mese. Tra coloro che danno indicazioni riguardanti una dieta minima accettabile, le raccomandazioni concordano con quelle dell’Oms nel 71,3% dei casi se riferite a bambini di 6-8 mesi, e nell’83,3% per piccoli di 9-11 mesi. Riguardo il consumo di carne, il 95,6% dei pediatri lo raccomanda nei bambini di età pari o superiore a 6 mesi, mentre il 98,4% suggerisce il ricorso al latte in polvere per i bambini in cui l’allattamento al seno è stato interrotto durante il primo anno di vita. Come principale fonte di informazione sono state citate dagli intervistati l’esperienza personale (73,4%) e la lettura (54,2%). Circa il 70% del campione, infine, ha affermato di conoscer i criteri Oms relativi all’allattamento al seno, ma meno del 5% risultava al corrente degli indicatori per un’alimentazione complementare.

Via ActaPediatrica

 

Acta Paediatr, 2012; 101(10):1063-8