FAO. The State of Food and Agriculture 2013. Food systems for better nutrition – Glamur.eu

FAO. The State of Food and Agriculture 2013. Food systems for better nutrition

Posted on June 4, 2013 by Luca Colombo

Food systems determine the availability, accessibility, acceptability, diversity and nutritional quality of food, and thus fundamentally shape the diets people are able and willing to consume, says the FAO State of Food and Agriculture (SOFA) 2013.

The State of Food and Agriculture 2013

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Ritirate a Brescia lasagne con carne equina. Negativi invece i test sui campioni Nestlè – Repubblica.it

Riscontrato un caso di positività in confezioni prodotte da unazienda bolognese. Risultati negativi per i campioni della Nestlè raccolti in provincia di Torino. Il ministero della Salute ne ha disposto il dissequestro. Intanto in Francia il ministero dellAgricoltura dà lallarme per alcune carcasse contaminate provenienti dalla Gran Bretagna

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Bio batte convenzionale, contrasta l’invecchiamento e ha più vitamina C

Gli spazi aperti per il pascolo e l’alimentazione degli animali allevati in biologico hanno un effetto sulla qualità del latte, più ricco di grassi e proteine, in particolare di capre e pecore, e di molecole antiossidanti.

I prodotti biologici hanno spesso più vitamina C di quelli convenzionali, e nel caso dei cereali contengono una percentuale inferiore di glutine. Se si parla del settore ortofrutticolo, il ‘bio’ contiene una maggiore quantità di metaboliti secondari, antiossidanti e quindi in grado di contrastare i radicali liberi, mentre il frumento biologico ha una maggiore quantità di acido fitico che lo rende migliore dal punto di vista organolettico e quindi in grado di trasformarsi in prodotti più gustosi.

Via adkronos.com

Il futuro del cibo è in casa nostra

Il dibattito attorno ai “sistemi locali del cibo” ha finalmente superato la fase embrionale e sembra altresì lanciato oltre i confini della moda passeggera.

La riflessione sul significato di “cibo locale”, in città come in campagna, e il confronto sui modelli da adottare per costruire reti locali di produttori, cuochi, cittadini/consumatori, impegna comunità del Senegal come della Repubblica Ceca, fa crescere progetti a Milano come a Portland.

via ilfattoquotidiano.it

Speculano sulla fame, l’Onu: tagliamo i viveri alla finanza

Un mercato poverissimo, pieno di prodotti d’importazione: non in Norvegia, ma in Senegal, nel cuore verde dell’Africa. Un sacco da 50 chili di riso importato costa 14.000 franchi Cfa, la moneta delle ex colonie francesi. «Di colpo, la zuppa della sera è sempre più liquida», scrive il grande antropologo svizzero Jean Ziegler: «Solo pochi chicchi sono autorizzati a galleggiare nell’acqua della pentola: presso i mercanti, le donne acquistano ormai riso al bicchiere». E’ il risultato della finanziarizzazione delle derrate alimentali: la speculazione globalizzata sta affamando anche i paesi africani meno poveri. Miliardi di tonellate in pochissime mani, che si palleggiano i prodotti facendoli rincarare. Così tutto aumenta ogni giorno, accusano le donne africane intervistate da Ziegler per un reportage apparso su “Le Monde Diplomatique” e ripreso da “Micromega”. L’Onu dispone aiuti alimentari, ma il problema è un altro: sottrarre al sistema speculativo le materie prime agricole.

Via libreidee.org

Mangiate cibo vero! I consigli di Michael Pollan

Non mangiate nulla che la vostra bisnonna non riconoscerebbe come cibo. Evitate il più possibile i supermercati. Preferite i vegetali, e in particolare le verdure a foglia. Mangiate cibo sano cresciuto su un terreno sano.

Via ecoalfabeta.blogosfere.it

I consumatori europei sono poco attenti alle etichette: dallo studio FLABEL proposte per renderle più efficaci

Può un’etichetta nutrizionale aiutare davvero il consumatore a fare scelte alimentari più sane? Non proprio, almeno secondo i risultati dello studio FLABEL (Food Labelling to Advance Better Education for Life), realizzato con il contributo dell’Unione europea e presentato lo scorso 31 gennaio con una conferenza via web. Il succo del lavoro, durato tre anni e mezzo, è che i consumatori sono in grado di leggere le etichette e di ricavarne le giuste informazioni, ma spesso non lo fanno, per mancanza di tempo o di motivazioni. Una cosa però è certa: l’impiego di etichette ben visibili e chiare aiuta gli acquirenti. Vediamo i dettagli.

Via ilfattoalimentare.it