Pubblicità e bugie: un binomio davvero irresistibile. Le censure diminuiscono ma le bugie aumentano e sono fuori controllo

Il bilancio annuale delle pubblicità di prodotti alimentari scorrette e ingannevoli è decisamente negativo e non ci sono segnali che lasciano intravedere inversioni di rotta. Anche nel 2013 decine di aziende  presenteranno spot e messaggi per raccontare storie inverosimili e palesi bugie, sicure di concludere tranquillamente l’intera campagna senza incontrare ostacoli.

 

Via ilfattoalimentare.it

Cuochi in televisione: la FSA boccia le ricette e le quantità, troppe calorie e poche informazioni

I programmi televisivi di ricette impazzano sui canali televisivi non solo in Italia, tanto che si  ha quasi  la sensazione di essere arrivati a una vera saturazione. Ma  fino a che punto questi programmi sono anche veicoli di corrette informazioni nutrizionali? La domanda non è oziosa, dal momento che diversi studi hanno dimostrato che i cuochi in televisione influenzano il comportamento alimentare di una parte della popolazione e hanno quindi un ruolo nelle scelte e nella dieta delle persone.

Via ilfattoalimentare.it

Dieta a mensa: in Friuli la prevenzione inizia da bambini

Il programma ideato dalla Ass4 coinvolgerà 50 asili nido, che insieme contano un migliaio di iscritti, e le altre scuole per l’infanzia, interessando il personale docente, circa 350 operatori che stanno svolgendo corsi di formazione che nelle prossime settimane saranno organizzati anche per i genitori.

Via www.ingusto.it

Un protocollo per l’educazione alimentare nelle scuole | Food Web

Un protocollo per l’educazione alimentare nelle scuole | Food Web.

Siglato l’accordo tra Federalimentare e Ministero dell’Istruzione per l’educazione alimentare nelle scuole. Vi sembra normale che a fare educazione alimentare sia l’industria?

Le multinazionali del cibo favoriscono l’incremento di sovrappeso e obesità. La produzione di soft drink, insieme a quella di tabacco, è tra le attività industriali più redditizie al mondo. Che fare?

Stuckler e Nestle hanno ricordato che esistono tre vie principali per interagire con le grandi multinazionali alimentari. Uno: lasciare che il settore si regolamenti da solo e che le forze di mercato auto-correggano le ricadute negative. In questa prospettiva non sono previsti interventi diretti sulle aziende, ma al massimo iniziative di informazione, in modo che i singoli individui arrivino a preferire cibi sani a quelli non salutari. Due: puntare a collaborazioni con l’industria perché anche lei dia una mano a diffondere una cultura del “cibo sano”. Tre: puntare su iniziative di regolamentazione esterna del settore da parte dei governi: dalle restrizioni alla pubblicità per bambini a standard più stringenti per la qualità dei pasti serviti nelle mense, alle tasse sui prodotti spazzatura.

via Il Fatto Alimentare

A CHI FA BENE LA FRUTTA A SCUOLA

“Frutta nelle scuole” è una campagna promossa dall’Unione Europea per favorire una corretta alimentazione. Costa oltre 16 milioni di euro all’anno e coinvolge più di 5mila scuole primarie italiane. Ma mangiare più frutta non basta per combattere l’obesità nei bambini se contemporaneamente non diminuisce il consumo di cibo spazzatura. E secondo uno studio, gli acquisti di merendine e patatine sono scesi solo nella parte di popolazione che è già meno esposta ai problemi di obesità e sovrappeso, mentre sono rimasti invariati per il gruppo a maggiore rischio.

L’obesità e le patologie che derivano da una cattiva alimentazione interessano quote crescenti della popolazione di molti paesi industrializzati. In Italia, che pur presenta una situazione migliore rispetto all’America e ad altri paesi del Nord Europa, incominciano a manifestarsi segnali preoccupanti: negli ultimi dieci anni la percentuale di obesi tra i bambini è cresciuta dal 9 al 12,5 per cento e nel 2002 circa un bambino su quattro risultava sovrappeso secondo dati dell’Istituto superiore di sanità.

Via  lavoce.info

Fattori di rischio di sovrappeso e obesità negli adolescenti

Trang NH, Hong TK, Dibley MJ.
BMJ Open. 2012 Feb 15;2(1):e000362. Print 2012.

L’aumento del sovrappeso e dell’obesità in bambini e adolescenti rappresenta un rilevante problema di salute pubblica anche nei Paesi in via di sviluppo. In questo lavoro, gli autori hanno valutato le variazioni di alcuni possibili fattori di rischio di sovrappeso e obesità, nell’arco di 5 anni, in un campione di 759 studenti vietnamiti di età adolescenziale. I soggetti reclutati hanno compilato questionari preparati per rilevare alcuni indicatori dello stato nutrizionale, i livelli di attività fisica e attività sedentaria; è stata anche effettuata la determinazione di glicemia e profilo lipidico su un campione di sangue venoso.
Al termine dei 5 anni di osservazione, si è registrato un rilevante aumento (+ 50% circa) della prevalenza di sovrappeso e obesità, aumentate nel complesso dal 14,2% al 21,8% (dal 12,5% al 16,7% per il sovrappeso e dal 1,7% al 5,1% per l’obesità). Contemporaneamente, è stato osservato un aumento del tempo speso per attività sedentarie (da 512 a 600 minuti/die) e una riduzione di quello speso per attività fisica da moderata a vigorosa (da 87 a 50 minuti/die). Si può rilevare come il livello dell’attività fisica al termine del periodo di follow-up (poco meno di un’ora al giorno) sia largamente al di sopra di quelli tipicamente rilevati nel mondo occidentale, ed in Italia in particolare.
I risultati di questo studio suggeriscono pertanto (nonostante i dati relativi all’intake calorico non siano ancora stati analizzati dai ricercatori) che la riduzione del tempo speso per attività fisica moderata o intensa è un determinante importante dell’incremento di prevalenza di sovrappeso e obesità che si osserva tra gli adolescenti dei Paesi con tradizione di elevata attività motoria. Lo studio fornisce quindi indicazioni utili per definire i livelli di attività fisica da raccomandarsi nei Paesi in via di sviluppo.

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