I consumatori europei sono poco attenti alle etichette: dallo studio FLABEL proposte per renderle più efficaci

Può un’etichetta nutrizionale aiutare davvero il consumatore a fare scelte alimentari più sane? Non proprio, almeno secondo i risultati dello studio FLABEL (Food Labelling to Advance Better Education for Life), realizzato con il contributo dell’Unione europea e presentato lo scorso 31 gennaio con una conferenza via web. Il succo del lavoro, durato tre anni e mezzo, è che i consumatori sono in grado di leggere le etichette e di ricavarne le giuste informazioni, ma spesso non lo fanno, per mancanza di tempo o di motivazioni. Una cosa però è certa: l’impiego di etichette ben visibili e chiare aiuta gli acquirenti. Vediamo i dettagli.

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Etichette alimentari: l’Efsa boccia l’80% delle diciture salutistiche

Gli esperti scientifici dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) hanno completato la valutazione delle indicazioni “funzionali generiche” di carattere salutistico da utilizzare sulle etichette dei prodotti alimentari.

Con la pubblicazione di questa quinta serie di pareri scientifici, l’Efsa ha aggiunto altre 536 indicazioni alle 2.187 già pubblicate dal 2009. Rimangono ancora 35 diciture, fra cui alcune relative agli isoflavoni, che saranno pronte fra qualche settimana (l’analisi della documentazione, in ogni caso, è già stata completata).

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Arriva l’indice glicemico sull’etichetta, una dicitura utile per chi ha problemi diabete,già usata in Inghilterra e Australia

I biscotti della linea Nutriceutica Essezeta a basso indice glicemico realizzati in collaborazione con il Laboratorio di Farmacobiochimica, Nutrizione e Nutriceutica del Benessere dell’Università di Pavia sono apparsi sugli scaffali dei supermercati. La novità è che sulle confezioni appare un’indicazione riferita all’indice glicemico.

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La falsa etichetta condiziona l’acquisto e il gusto: basta la parola “sano” o “bio” per spendere e mangiare di più | Il Fatto Alimentare

La falsa etichetta condiziona l’acquisto e il gusto: basta la parola “sano” o “bio” per spendere e mangiare di più | Il Fatto Alimentare.

Le etichette sui cibi? Inutili. Almeno per gli americani

Solo il 9% degli adolescenti e il 28% dei gentitori americcani si fa orientare da quanto c’è scritto sulle etichette.
Lo studio, condotto da ricercatori della New York University School of Medicine, ha coinvolto più di 400 genitori e adolescenti che mangiavano abitualmente nei fast food, prima e dopo l’obbligo di esporre i valori nutrizionali dei cibi.
In sostanza si lascia influenzare dalle etichette chi già è sensibile al problema e che magari avrebbe scelto comunque un cibo meno calorico. A indirizzare la scelta, invece, è il gusto del cibo acquistato e il prezzo. E ciò vale soprattutto per gli adolescenti. Le calorie, invece, importano poco, come dimostra il fatto che vengono sistematicamente sottostimate.

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Elenco delle cose che gli italiani non vorrebbero trovare sulle etichette dei prodotti alimentari

1- La lista degli  ingredienti tradotta in 14 lingue e scritta con caratteri tipografici microscopici

2- La data di scadenza incisa  con i forellini o presentata come una sequenza di numeri che sembrano quelli del lotto: 01/07/11 2 L 2741 11:21

3- Gli aromi sintetici fatti in laboratorio classificati come aromi

4- La  scritta  olio vegetale, che non indica l’olio di oliva ma quelli di palma, palmisto, soia, colza di mediocre qualità

5- Gli acidi grassi trans che fanno male alle arterie ma pochi sanno cosa sono

6- Le grandi foto dei prodotti che occupano tutto lo spazio  relegando  le scritte utili sui  bordi laterali o in corrispondenza delle pieghe

7 -Il codice a barre che molti vorrebbero decodificare  alla ricerca di  segreti inesistenti

8- Le tabelle nutrizionali dei cereali per la prima colazione, con  un elenco di  16 componenti  affiancati da 38 valori numerici e 14 percentuali 

9 – Gli snack salati americani a forma di patatine che anziché 3 ingredienti (patate, olio e sale) ne contengono un numero variabile da 19 a 30.

Roberto La Pira
Il fatto alimentare