Più pubblicità di fast food, più obesità giovanile

Più la TV mostra pubblicità di fast food, più si diffonde l’obesità giovanile. E’ la tesi di una ricerca del Children’s Hospital (sezione Dipartimento di Pediatria), di Dartmouth, diretta dal dottor Auden McClure e presentata al recente convegno delle Pediatric Academic Societies (PAS) di Boston.

Via newsfood.com

 

Regno Unito, piano del Governo per eliminare cinque miliardi di kcal dalla dieta dei cittadini – Il Fatto Alimentare

Un’iniziativa del governo ingleseintende ridurre l’apporto giornaliero di calorie. Nel Regno Unito, come abbiamo visto in diverse occasioni, diete squilibrate e stili di vita poco salutari sono un problema più serio che altrove [1]. L’Amministrazione sanitaria e gli operatori privati hanno già sperimentato diversi approcci, dai semafori in etichetta agli incentivi economici a chi riesca a ridurre il BMI (Body Mass Index, l’Indice di Massa Corporea) in eccesso, ma senza apprezzabili risultati. L’ultimo tentativo è il Responsibility Deal, una dieta drastica sui prodotti alimentari, cioè una diffusa riformulazione delle loro ricette in chiave salutistica. Meno grassi, grassi saturi, sale e zucchero, con l’obiettivo di eliminare 5 miliardi di kcal dai consumi quotidiani dell’intera popolazione.

via Il Fatto Alimentare

Troppe calorie nelle maxi porzioni servite in ristoranti e fast-food. Bisogna dire basta. Il documento del JRC di Ispra – Il Fatto Alimentare

È guerra alle porzioni esagerate di cibi e bevande, accusate dagli esperti di sanità pubblica di essere una delle cause di obesità e sovrappeso. Quando si parla di chili di troppo ci sono diversi fattori da esaminare (ambientali, genetici, socio-economici) ma una cosa è certa: concedersi regolarmente porzioni maxi di pizza, hamburger o bibite aumenta il rischio di ingrassare.

Scegliere una porzione più grande significa assumere più calorie, perché quando il piatto è pieno si mangia di più. È un’associazione che tutti conosciamo, ma non sempre si è consapevoli, anche perché le porzioni esagerate hanno il “potere” di far sottostimare quanto si ingerisce davvero.

Lo racconta bene Marion Nestle, docente alla New York University e considerata una tra i massimi esperti di nutrizione, nella rubrica Nutrionist’s Notebook inaugurata da poco sul giornale studentesco “Washington Square News”.

via – Il Fatto Alimentare

New York dichiara guerra alle maxi porzioni. Manifesti shock per la campagna contro l’obesità.

Per arginare il dilagante problema dell’obesità, il Dipartimento della Salute di N.Y. lancia in questi giorni una nuova campagna pubblicitaria che invita i cittadini a stare attenti alle porzioni esagerate.

via Il Fatto Alimentare

Bambini obesi e sovrappeso: la soluzione potrebbe essere copiare la lotta al fumo, con tasse, divieti nella pubblicità e più pressioni sui genitori

Per chiarire i numeri dell’emergenza: già oggi circa 22 milioni di bambini nell’Unione europea sono in sovrappeso o obesi, e la crescita è di 400 mila neo-ciccioni all’anno, secondo la Commissione europea.

Un recente rapporto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) ha mostrato che il 13,3% dei bambini dell’Ue tra gli 11 ei 15 anni sono sovrappeso o obesi, con un numero crescente di ragazzi in tutti i paesi.

via Il Fatto Alimentare

Junk food: in Inghilterra la pubblicità corre su siti, app, social network. E i bambini ingrassano… | Il Fatto Alimentare

In Gran Bretagna, dove la pubblicità di cibo-spazzatura è vietata durante le trasmissioni televisive rivolte ai bambini, la Children’s Food Campaign (un programma per migliorare l’alimentazione dei più piccoli promosso dall’associazione no profit “Sustain” della British Heart Foundation) ha realizzato un rapporto  sui modi più o meno subdoli utilizzati dai produttori di junk food per reclamizzare i loro articoli ai più giovani. Nell’elenco troviamo: siti internet, personaggi dei cartoon, gadget, applicazioni per smartphone, suonerie, giochini elettronici e fanpage sui social network.

via – Il Fatto Alimentare.

Grassi e tassati

 I titolari di kebab, friggitorie, e persino alcune filiali di Mc Donald’s sono finite nel mirino dei salutisti: potrebbero essere costretti a pagare ben mille sterline (quasi 1.200 euro) in cambio dell’autorizzazione ad aprire i battenti. I proventi di quella che è stata ribattezzata ‘tassa sul grasso’ servirà a finanziare campagne di comunicazione sul mangiar sano. Accade a Oldham, città con più di 100mila abitanti nella contea metropolitana della grande Manchester.

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