FAO. The State of Food and Agriculture 2013. Food systems for better nutrition – Glamur.eu

FAO. The State of Food and Agriculture 2013. Food systems for better nutrition

Posted on June 4, 2013 by Luca Colombo

Food systems determine the availability, accessibility, acceptability, diversity and nutritional quality of food, and thus fundamentally shape the diets people are able and willing to consume, says the FAO State of Food and Agriculture (SOFA) 2013.

The State of Food and Agriculture 2013

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Regolamentazione volontaria insufficiente: le multinazionali del cibo come quelle del tabacco – Sicurezza produttiva – Sicurezza Alimentare

Accuse pesanti dalla rivista scientifica più prestigiosa: sul Lancet, spiegate le tattiche comunemente usate dai grandi gruppi industriali per tenersi le mani libere impedendo la prevenzione delle più comuni “malattie non trasmissibili” (“NCDs”: cancro, infarto, diabete….)

L’articolo contiene aspetti di assoluta novità. Intanto per la prima volta, si considerano nell’insieme “commodity industriali malsane”, categoria che include alcol, tabacco e cibi ultra-trasformati.

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Far mangiare più frutta e verdura ai bambini: un progetto europeo

Food Dudes è un programma educativo basato sull’evidenza empirica (cfr. Bibliografia) sviluppato dal Prof. Fergus Lowe presso l’Università di Bangor (Galles del Nord, GB), che mira a incrementare il consumo di frutta e verdura presso i bambini di età fra i 6 e gli 11 anni. Un gruppo di ricerca italiano dell’Istituto di Consumi, Comportamento e Comunicazione d’Impresa dell’Università IULM di Milano, coordinato dai Proff. Paolo Moderato e Vincenzo Russo e dal Dott. Giovambattista Presti, ne sta curando la sperimentazione e la diffusione in Italia con l’egida della Fondazione IULM e di IESCUM (Istituto Europeo per lo Studio del Comportamento Umano).

viaFooddudes.it.

Frutta secca e sindrome metabolica

Il consumo di frutta secca è stato associato, in numerosi studi, ad un miglioramento del profilo lipidico e della risposta glicemica. Gli effetti a lungo termine del consumo di questi alimenti sono invece meno noti.
In questo lavoro è stata valutata l’associazione tra il consumo di frutta secca e il rischio di sindrome metabolica in una corte di 9.887 adulti sani, reclutati nell’ambito dello studio prospettico SUN (Seguimiento Universidad de Navarra). A tal fine, il consumo di noci, mandorle, nocciole e arachidi (valutato mediante la compilazione di uno specifico questionario di frequenza di consumo) è stato messo in relazione con la presenza di sindrome metabolica (definita come la presenza contemporanea di almeno tre componenti tra i seguenti: circonferenza vita ≥ 94 cm per gli uomini e ≥ 80 cm per le donne, trigliceridi ≥ 150 mg/dL, HDL-C < 40 mg/dL negli uomini e < 50 mg/dL nelle donne, pressione sistolica ≥ 130mmHg e/o pressione diastolica ≥ 85mmHg, glicemia a digiuno ≥ 100mg/dL).
Nell’arco dei 6 anni di follow-up, sono stati registrati 567 nuovi casi di sindrome metabolica, con un’incidenza del 5,7% (circa l’1% all’anno, quindi).
L’analisi dei risultati mostra che coloro che consumavano 2 o più porzioni a settimana di frutta secca presentavano un rischio di sindrome metabolica ridotto del 32% rispetto a coloro che dichiaravano di non consumarne. Tale associazione risultava particolarmente forte tra le donne (Odds Ratio, o OR, pari a 0,29) mentre non era statisticamente significativa tra gli uomini (OR=0,90).
I risultati di questo studio prospettico dimostrano quindi l’esistenza di un’associazione inversa tra consumo di frutta secca e rischio di sindrome metabolica, supportando così l’importanza di consumare questi alimenti nell’ambito di una dieta bilanciata.

Il consumo di frutta secca è stato associato, in numerosi studi, ad un miglioramento del profilo lipidico e della risposta glicemica. Gli effetti a lungo termine del consumo di questi alimenti sono invece meno noti.
In questo lavoro è stata valutata l’associazione tra il consumo di frutta secca e il rischio di sindrome metabolica in una corte di 9.887 adulti sani, reclutati nell’ambito dello studio prospettico SUN (Seguimiento Universidad de Navarra). A tal fine, il consumo di noci, mandorle, nocciole e arachidi (valutato mediante la compilazione di uno specifico questionario di frequenza di consumo) è stato messo in relazione con la presenza di sindrome metabolica (definita come la presenza contemporanea di almeno tre componenti tra i seguenti: circonferenza vita ≥ 94 cm per gli uomini e ≥ 80 cm per le donne, trigliceridi ≥ 150 mg/dL, HDL-C < 40 mg/dL negli uomini e < 50 mg/dL nelle donne, pressione sistolica ≥ 130mmHg e/o pressione diastolica ≥ 85mmHg, glicemia a digiuno ≥ 100mg/dL).
Nell’arco dei 6 anni di follow-up, sono stati registrati 567 nuovi casi di sindrome metabolica, con un’incidenza del 5,7% (circa l’1% all’anno, quindi).
L’analisi dei risultati mostra che coloro che consumavano 2 o più porzioni a settimana di frutta secca presentavano un rischio di sindrome metabolica ridotto del 32% rispetto a coloro che dichiaravano di non consumarne. Tale associazione risultava particolarmente forte tra le donne (Odds Ratio, o OR, pari a 0,29) mentre non era statisticamente significativa tra gli uomini (OR=0,90).
I risultati di questo studio prospettico dimostrano quindi l’esistenza di un’associazione inversa tra consumo di frutta secca e rischio di sindrome metabolica, supportando così l’importanza di consumare questi alimenti nell’ambito di una dieta bilanciata.

Via nutrition-fundation.it

UNA DIETA CON PIU’ LEGUMI TIENE SOTTO CONTROLLO LA GLICEMIA

Mangiare ceci, piselli e lenticchie come strategia per una dieta a basso indice glicemico e’ una soluzione per controllare la glicemia e ridurre il rischio di ammalarsi di patologie coronariche nei pazienti con il diabete mellito di tipo 2. E’ il risultato di uno studio pubblicato sugli Archives of Internal Medicine e promosso dall’Universita’ di Toronto e dal Saint Michael Hospital in Canada. I ricercatori hanno analizzato gli effetti sulla glicemia, i lipidi e la pressione sanguigna di un regime alimentare che prevedeva il ricorso frequente ai legumi. “In conclusione – ha spiegato David Jenkins, autore della ricerca – i nostri dati confermano che un consumo di legumi quotidiano di circa centonovanta grammi sembra contribuire efficacemente agli effetti positivi di una dieta finalizzata a controllare i livelli di glicemia e a ridurre i rischi di patologie cardiache. Dopo la dieta l’emoglobina A1c, ad esempio, ha ridotto i suoi valori nei pazienti coinvolti nel progetto dello 0,5%. Il rischio di coronaropatia, invece, e’ sceso dell’ 0,8%. I legumi si sono rivelati dunque ottimi alleati di un’alimentazione a basso contenuto glicemico”.

Via jamanetwork.com

 

Dieta Dukan, se prevale l’irrazionale

… Cosa dice questa volta la formula magica? Si tratta di un regime alimentare iperproteico articolato in 4 fasi durante le quali senza limite di quantità possono essere mangiati 100 alimenti tra carni, pesce, uova, prodotti caseari non grassi e proteine vegetali (ovviamente non tutte). Se decidete di intraprendere questo percorso potete dire addio ai carboidrati, nutrienti essenziali per il nostro organismo che non andrebbero mai completamente eliminati. Niente pasta, riso, patate, legumi, frutta e tanti tipi di verdure. Non è dunque un caso che tanti nutrizionisti l’abbiano etichettata come pericolosa!

 

Via corrieredelveneto.corriere.it

Le multinazionali del cibo favoriscono l’incremento di sovrappeso e obesità. La produzione di soft drink, insieme a quella di tabacco, è tra le attività industriali più redditizie al mondo. Che fare?

Stuckler e Nestle hanno ricordato che esistono tre vie principali per interagire con le grandi multinazionali alimentari. Uno: lasciare che il settore si regolamenti da solo e che le forze di mercato auto-correggano le ricadute negative. In questa prospettiva non sono previsti interventi diretti sulle aziende, ma al massimo iniziative di informazione, in modo che i singoli individui arrivino a preferire cibi sani a quelli non salutari. Due: puntare a collaborazioni con l’industria perché anche lei dia una mano a diffondere una cultura del “cibo sano”. Tre: puntare su iniziative di regolamentazione esterna del settore da parte dei governi: dalle restrizioni alla pubblicità per bambini a standard più stringenti per la qualità dei pasti serviti nelle mense, alle tasse sui prodotti spazzatura.

via Il Fatto Alimentare