Sovrappeso infantile, si previene di famiglia

Gli interventi comportamentali diretti, non solo ai bambini, ma anche all’ambiente famigliare, rappresentano strategie altamente efficaci nel limitare l’insorgenza dei disordini del peso corporeo in età giovane e giovanissima.

Via obesità.it

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Più pubblicità di fast food, più obesità giovanile

Più la TV mostra pubblicità di fast food, più si diffonde l’obesità giovanile. E’ la tesi di una ricerca del Children’s Hospital (sezione Dipartimento di Pediatria), di Dartmouth, diretta dal dottor Auden McClure e presentata al recente convegno delle Pediatric Academic Societies (PAS) di Boston.

Via newsfood.com

 

Alimentazione, pratica pediatrica non in linea con criteri Oms

Secondo una recente indagine – condotta dagli Ospedali San Paolo di Milano e Filippo Del Ponte di Varese – i pediatri italiani mostrano un atteggiamento positivo verso l’alimentazione infantile, ma le loro conoscenze e pratiche non sono ottimali rispetto ai criteri raccomandati dall’Oms. La conclusione è emersa sulla base delle risposte contenute in un questionario inviato sull’intero territorio nazionale a 850 pediatri, dei quali il 91,2% ha restituito il documento compilato. L’allattamento al seno viene raccomandato per 6-11 mesi nel 70,6% dei casi o, nel 29,4%, per un periodo maggiore. Il 95% dei pediatri inoltre consiglia di introdurre alimenti complementari verso il quarto-sesto mese. Tra coloro che danno indicazioni riguardanti una dieta minima accettabile, le raccomandazioni concordano con quelle dell’Oms nel 71,3% dei casi se riferite a bambini di 6-8 mesi, e nell’83,3% per piccoli di 9-11 mesi. Riguardo il consumo di carne, il 95,6% dei pediatri lo raccomanda nei bambini di età pari o superiore a 6 mesi, mentre il 98,4% suggerisce il ricorso al latte in polvere per i bambini in cui l’allattamento al seno è stato interrotto durante il primo anno di vita. Come principale fonte di informazione sono state citate dagli intervistati l’esperienza personale (73,4%) e la lettura (54,2%). Circa il 70% del campione, infine, ha affermato di conoscer i criteri Oms relativi all’allattamento al seno, ma meno del 5% risultava al corrente degli indicatori per un’alimentazione complementare.

Via ActaPediatrica

 

Acta Paediatr, 2012; 101(10):1063-8

L’obesità inizia a fare danni già da bambini

Questi autori hanno descritto l’associazione tra categoria di indice di massa corporea, sesso e parametri di rischio cardiovascolare in bambini in età scolare negli stati più sviluppati. Sono stati inclusi 63 studi su 49.220 bambini. Gli studi hanno riportato un peggioramento del rischio cardiovascolare nei soggetti sovrappeso e obesi. Rispetto ai bambini normopeso, la pressione sistolica era più alta di 4.54 mmHg nei bambini in sovrappeso (99% intervallo di confidenza da 2.44 a 6.64; n=12 169, otto studi) e di 7.49 mmHg (da 3.36 a 11.62; n=8074, 15 studi) nei bambini obesi. I dati sono stati simili per la pressione diastolica e per il monitoraggio pressorio ambulatoriale delle 24 ore.

 

Via cardiolink.it

Nutrizione infantile e rischio di malattia nell’adulto

La differenziazione dei principali sistemi metabolici che si verifica durante la vita intrauterina è fortemente influenzata dalle condizioni nutrizionali, che a loro volta sono collegati allo stato nutrizionale materno. Nella vita post-natale, l’esposizione dei bambini successiva a fattori ambientali, in primo luogo attraverso la dieta, inizierà a “costruire” la suscettibilità alle malattie da adulti. Esempi di questi fattori dietetici importanti sono i grassi saturi, il sodio, il calcio, ecc. Per esempio, l’accumulo di calcio osseo nell’infanzia e nell’adolescenza sarà un fattore determinante il rischio di osteoporosi nella vita adulta. Allo stesso modo, un elevato apporto di grassi saturi durante l’infanzia può promuovere il processo di aterosclerosi nelle persone con predisposizione genetica, accelerando in tal modo le manifestazioni cliniche della malattia coronarica nella vita adulta.
Questi risultati, anche se non ancora completamente chiariti, costituiscono una significativa possibilità di intervento preventivo. Gli interventi fin dai primi anni di vita, volti a ridurre questi fattori di rischio precoci, potrebbero  portare a maggiori riduzioni nell’incidenza di numerose malattie degli adulti.

Via journalscambridge.org

La promozione di una sana alimentazione

L’industria alimentare rappresenta un settore importante della creatività, dell’imprenditoria e dell’economia italiane. Potrebbe fare molto per la salute, per esempio, migliorando la qualità nutrizionale dei suoi prodotti oppure rinunciando volontariamente alla pubblicità per prodotti con elevato contenuto di zucchero, sale e grassi insalubri. Ma gli interessi commerciali, prioritari per l’industria, si frappongono alla realizzazione non solo di questi interventi di autoregolamentazione ma si direbbe anche all’informazione obiettiva, corretta e in grado di stimolare il pensiero critico che desideriamo trovare, come operatori sanitari, ma anche come genitori e cittadini, all’interno delle scuole pubbliche italiane.

Via http://www.scienzainrete.it

Libro bianco sui bambini. Uno su tre mangia troppo e male. E i genitori subiscono

“Piccoli tiranni” in cucina: così i pediatri italiani nel rapporto sulla salute dei bambini. Sovvrappeso il 34% dei piccoli. E poi c’è l’allarme nascite (- 74% negli ultimi 140 anni). Resta infine un grave gap assistenziale tra Nord e Sud e in Calabria la mortalità infantile è tre volte più alta che a Trento.

Via quotidianosanità.it