Gli orti di Mirafiori (Terre di Mezzo – Street Magazine, giugno 2011)

Alla periferia di Torino, tra Fiat e case popolar i, un gruppo di visionari ha deciso di coltivare gli spazi urbani.

Di Eleonora De Bernardi

È più buono di quello del McDonald’s!”, esclama un’alunna della scuola elementare Salvemini di Torino, addentando un panino alla frittata di spinaci. A essere speciali sono proprio gli spinaci, perché sono stati coltivati dalla sua classe nell’orto collettivo promosso dal progetto Miraorti nel quartiere operaio di Mirafiori. Qui tra lo stabilimento Fiat, i casermoni anni Sessanta e il torrente Sangone ci si trova di fronte a un paesaggio quasi surreale, alle porte di una delle città più industriali d’Italia: orti a perdita d’occhio, in tutto circa 500, per un’area di 35 ettari. Tra questi anche il rettangolo di 200 metri quadrati, l’unico senza recinto, coltivato dai 180 bambini delle scuole Salvemini, Ventre e Morante. Ma non ci sono solo piante, talvolta ci si imbatte anche in capre, conigli e galline.

“Questo quartiere è nato come un fungo intorno alla fabbrica e negli anni ’60 ha conosciuto una forte immigrazione di meridionali –racconta Stefano Olivari, esperto di progettazione del paesaggio e tra gli ideatori di Miraorti–. Molti erano contadini e negli spazi liberi hanno iniziato a coltivare abusivamente”. Il risultato è un mosaico di orti multiformi. “La situazione però è destinata a cambiare” continua Isabella De Vecchi, presidente della cooperativa Biloba che dal 1991 propone iniziative di partecipazione e ora collabora a Miraorti.

Dopo aver costruito poco lontano l’inceneritore, il Comune e la Provincia hanno deciso di riqualificare l’area con una pista ciclabile. “Ma se radessero al suolo gli orti, scatterebbe la rivolta popolare” continua Isabella. E sarebbe una perdita: negli anni i contadini hanno preservato il territorio con un’agricoltura di prossimità a basso costo. In questo contesto, da ottobre scorso, si inserisce Miraorti, in primo luogo con l’educazione ambientale. Gli alunni imparano a coltivare prezzemolo, ravanelli, fave e altri ortaggi negli “orti a quadretti”, casse di legno sistemate nel cortile delle scuole. Poi c’è l’orto collettivo. “Prima di proporre all’amministrazione un progetto -spiega Isabella-, abbiamo sperimentato la gestione di uno spazio comunitario”. Per ora a zappare sono i bambini, ma la speranza è di coinvolgere tutti gli abitanti.

L’orto di quartiere sorge all’ingresso dell’area coltivata: i cartelli di Miraorti e una linea bianca che delinea lo spazio lo rendono riconoscibile e accogliente. “Il lavoro di recupero è stato impegnativo -ammette Stefano-, abbiamo bonificato la terra dall’amianto con un kit fai-date della cooperativa Arcobaleno: con meno di 500 euro abbiamo messo tutto in sicurezza”.

Oltre a Stefano e Isabella, hanno impegnato menti e braccia nel progetto anche Marie Perra di Lione, in Italia con il Servizio volontario europeo, e Luca Riccati, architetto-giardiniere.

L’unico stipendio è la borsa di studio di Stefano (20mila euro), pagata dalla Fondazione Mirafiori e dalla Banca Crt. La cooperativa Biloba al momento ha solo sostenuto le spese: “È un investimento -dice la presidente-, per raccogliere competenze ed evitare gli errori del passato”. Come nel caso di via Artom, sempre a Mirafiori, dove l’amministrazione otto anni fa ha abbattuto 270 orti abusivi. Poi con il righello ne ha ricostruiti un centinaio, tutti uguali, senza alberi (vietati), senza custodi e affidati agli anziani. Costo complessivo: oltre un milione e mezzo di euro, spesi per lo più per la bonifica. Il risultato? Scarso. Il terreno è poco fertile, molti affidatari faticano a occuparsi da soli delle coltivazioni e gli spazi comuni sono in abbandono. Miraorti ha deciso di intervenire: “Stiamo studiando un sistema diverso di gestione -spiega Isabella-. Perché non basta fare un orto per recuperare un’area. Ci vogliono le persone”.

Il Comune di Pisa pubblica il bando per l’assegnazione degli orti urbani

Il Comune di Pisa ha pubblicato il bando per l’assegnazione degli orti urbani, nel territorio della ex Circoscrizione 2.

Saranno previsti orti di tre tipologie:
Orti sociali di vicinato: da assegnare a privati cittadini che godano dei requisiti di ammissibilità di cui nei successivi articoli, destinati alla coltivazione di ortaggi, fiori e frutti per il consumo privato.
Orti con finalità speciali: da assegnare a privati, gruppi, associazioni, enti e circoli con finalità didattiche, educative e ricreative, destinati alla coltivazione di ortaggi, fiori e frutti e all’allevamento di animali da cortile.
Orti scolastici: all’interno dei plessi scolastici che intendano svolgere progetti educativi basati sull’orticoltura e floricoltura.

Per saperne di più:

Bando e fac simile domanda

Bando Locandina

DISCIPLINARE ORTI URBANI